Stiamo vivendo una crisi finanziaria di immani proporzioni di cui pochissimi stanno parlando, perché ha le sue origini in un mercato finanziario mal regolato e molto opaco che prende il nome di “Eurodollar” e sul quale le Banche centrali sono praticamente impotenti.
Le conseguenze di questa crisi sono drammatiche e si possono vedere sia in paesi già in profonda crisi politica ed economica come il Libano, lo Sri Lanka o l’Argentina, sia in paesi finora in crescita come Cina, India e Turchia, ma anche in paesi prima sicuri come Giappone e Gran Bretagna.
La crisi rischia però di allargarsi e contagiare duramente anche l’area Euro e l’Italia.
Visto che in Italia non se ne parla affatto, voglio dare il mio contributo spiegando in parole semplici al pubblico italiano in cosa consiste questa crisi finanziaria, come sta condizionando le nostre vite e come se ne potrebbe uscire.
Se non fermiamo questa crisi finanziaria avremo ancora più povertà e guerre e non potremo affrontare con forza l’ancora peggiore crisi climatica globale.
Una spiegazione semplificata di un problema complesso
Quando studiavo Economia all’Università ci veniva detto che le banche centrali come la Fed statunitense e la ECB europea erano queste istituzioni potentissime che erano in grado di regolare l’inflazione e pilotare l’economia mondiale alzando e abbassando i tassi di interesse e utilizzando altri strumenti a loro disposizione.
Più tardi le banche centrali sono state considerate “salvatrici della patria” quando apparentemente avrebbero risolto la crisi finanziaria scoppiata negli USA nel 2007.
Ricordo anche che in un capitolo del mio libro di Storia Economica si accennava al mercato Eurodollar apparso nel secondo dopo guerra ma era praticamente una nota a margine. E invece scopro adesso che nei fatti è al centro del sistema finanziario mondiale!
In questo mercato finanziario interbancario viene letteralmente creato denaro dal nulla da parte delle banche commerciali e con questo denaro virtuale esse concedono prestiti all’economia reale.
Dal secondo dopoguerra fino al 2007 questo sistema ha finanziato con successo l’espansione economica in tutto il mondo, creando benessere e ricchezza a ritmi senza precedenti ma è diventato così ramificato e complesso e poco trasparente che nessuno sa veramente quanto sia grande e quali rischi contenga.
Per far capire i rapporti di forza tra banche centrali e sistema monetario Eurodollar possiamo fare l’esempio che le maggiori operazioni di intervento sui mercati mai lanciate dalle banche centrali sono nell’ordine di mille miliardi di dollari, mentre il sistema interbancario muove decine di migliaia di miliardi di dollari solo in “swap” sulle valute, uno degli strumenti finanziari usati costantemente dalle banche commerciali per creare dal nulla quel denaro cui accennavo sopra. Stiamo parlando di un rapporto di forze nell’ordine di 1 contro 60.
Inoltre questo mercato finanziario è al di fuori del controllo diretto delle banche centrali dei singoli paesi e infatti viene anche chiamato mercato “offshore“, cioè extraterritoriale, perché avviene in tutto il mondo contemporaneamente.
Questo suo essere poco o mal regolamentato ha incoraggiato le banche ad utilizzarlo ed esse hanno ottenuto profitti tanto elevati che le banche sono cresciute a dismisura, ma sono diventate anche sempre più spregiudicate, perché nessuno le regolava e tutto andava piuttosto bene da decenni, quindi si sentivano quasi giustificate a continuare.
Le banche hanno creato allora strumenti finanziari sempre più complessi e rischiosi che però generavano profitti incredibili.
Intorno al 2007 alcune banche si resero conto che la situazione stava andando fuori controllo perché stavano prendendo rischi eccessivi che potevano tradursi in perdite colossali se il mercato avesse preso una direzione opposta alle loro “scommesse” e incominciarono ad introdurre controlli e regole interne sempre più stringenti per limitare i rischi a cui si stavano esponendo.
La conseguenza è che queste prime banche incominciarono a vendere a ritmo sostenuto i prodotti finanziari meno trasparenti e più rischiosi ad altri operatori finanziari, facendone scendere i prezzi.
Siccome si tratta di strumenti finanziari derivati molto complessi, essi hanno la caratteristica di avere conseguenze “moltiplicate”: se il mercato va bene generano grandi profitti, ma se i prezzi incominciano a scendere allora le banche che li possiedono subiscono perdite esponenziali e sono costrette a liberarsene rapidamente per ridurre il rischio, ma così facendo innescarono il panico sul mercato nel 2007 provocando un circolo vizioso di vendite continue su tutto il mercato dei prodotti finanziari in questione.
Il risultato è stata una crisi finanziaria che ha portato al fallimento di banche secolari e alla recessione globale da cui ad esempio l’Italia non si è ancora ripresa visto che il PIL dell’Italia è ancora inferiore ai livelli precedenti il 2007.
Dopo il 2007
Dopo quella crisi senza precedenti, le banche sono diventate molto più prudenti e quindi hanno incominciato a ridurre il credito ai soggetti più rischiosi sia che si tratti di aziende che di Stati. Hanno creato così sempre meno denaro dal nulla. Tutto questo nel silenzio generale, per questo viene chiamata la “depressione silenziosa“
Si è quindi invertito lentamente il processo di espansione del credito a livello internazionale che aveva permesso la globalizzazione e il successo dei paesi emergenti, ma anche la crescita delle piccole e medie aziende nei paesi ricchi.
Attenzione che in questo articolo io non sto facendo una valutazione se quel processo fosse giusto o sbagliato, mi sto limitando ad osservare e spiegare cosa è successo. Ho denunciato in altre occasioni che eravamo in una gigantesca bolla del debito mondiale che prima o poi sarebbe scoppiata con danni catastrofici. Purtroppo adesso siamo arrivati a un passo da quello scenario.
Senza questa espansione continua del credito, il tasso di crescita economico mondiale si è ridotto rispetto ai decenni precedenti innescando appunto un circolo vizioso che ha colpito per prime le economie nazionali e le aziende più fragili, ma si sta allargando a macchia d’olio perché più la situazione economica peggiora, più le banche diventano prudenti a prestare denaro.
Aggiungiamoci pure i crescenti danni e rischi provocati della crisi climatica e capiamo bene che la tendenza generale era di per sé già negativa.
Quando fattori di natura non finanziaria come la pandemia o la guerra in Ucraina causano degli improvvisi shock negativi aggiuntivi, questo processo di depressione finanziaria accelera e c’è la corsa a comprare titoli finanziari sicuri come i titoli di Stato degli USA.
È questa una delle spiegazioni del rafforzamento del dollaro nei confronti delle altre valute internazionali a cui stiamo assistendo di recente.
Le conseguenze in Cina, India, Giappone, Gran Bretagna
La Cina sta attraversando una crisi economica senza precedenti anche per ragioni sue interne come la crisi demografica, la politica zero Covid, lo scoppio dell’enorme bolla immobiliare e le tensioni politiche con gli USA, ma a peggiorare le cose c’è anche la riduzione del credito da parte del mercato Eurodollar.
Le aziende e le banche commerciali cinesi incontrano sempre maggiori difficoltà ad ottenere prestiti a tassi di interesse accettabili sul mercato Eurodollar e la crisi è così grave che la Banca Centrale cinese ha dovuto vendere negli anni un migliaio di miliardi di dollari in titoli di stato degli USA che aveva nelle sue riserve valutari proprio per cercare di fornire dollari alle sue banche a costi più contenuti.
La corsa della Cina ad attivare contratti commerciali bilaterali internazionali regolati in yuan, la moneta cinese, anziché in dollari non è quindi un segnale di potenza, ma di debolezza della Cina. Ha prosperato infatti per decenni in un’economia fortemente “dollarizzata”, proprio perché le permetteva di avere accesso a valanghe di credito Eurodollar, ma di fronte all’esaurirsi di questo canale finanziario sta cercando disperatamente delle alternative.
India e Giappone hanno invece il problema che sono dipendenti dall’estero per l’importazione di petrolio e/o cibo e questi acquisti vengono fatti in dollari. In passato i dollari pagati per le importazioni venivano compensate dai finanziamenti Eurodollar che arrivavano nei due paesi, ma con l’aumento contemporaneo del prezzo del petrolio e del grano e il prosciugarsi del mercato Eurodollar questo equilibrio si è rotto e le loro valute, cioè la rupia indiana e lo yen giapponese, si stanno svalutando fortemente nei confronti del dollaro, con gravi effetti per i due paesi.
La Gran Bretagna invece è stata presa di mira per essere uscita dalla UE e quindi viene percepita come paese più a rischio rispetto al passato e così anche i prestiti Eurodollar alle aziende britanniche diventano più cari o addirittura non vengono proprio concessi, perché troppo rischiosi. Paradossalmente per anni fu proprio Londra la piazza finanziaria principale del mercato Eurodollar proprio perché non era soggetta alle regole statunitensi e sull’euro, ma allo stesso tempo era un’economia integrata con quella dell’Unione Europea.
Italia e Germania
Le sorti dell’Italia sono strettamente legate a quelle della Germania. Senza la protezione dell’euro, cioè della Germania, l’Italia sarebbe già da anni in una crisi finanziaria drammatica ma la guerra in Ucraina sta sconvolgendo anche questa sicurezza perché la Germania prosperava grazie ad energia russa a basso costo per la sua industria ed un cliente in forte espansione come la Cina.
Entrambi questi fattori cruciali sono venuti a mancare quasi contemporaneamente e quindi anche la solidità tedesca incomincia a scricchiolare e così le difficoltà dell’industria tedesca si ripercuotono sull’industria italiana che è fortemente integrata a quella tedesca.
Un mix esplosivo che potrebbe portarci contemporaneamente ad una recessione economica e ad una crisi finanziaria del debito pubblico in quanto è tutto il sistema dell’euro ad essere messo a rischio dalla depressione nel mercato interbancario offshore. Praticamente si salvano solo gli USA perché tutti corrono a portare i soldi nei mercati finanziari statunitensi.
E le banche centrali cosa fanno per reagire?
Le Banche centrali e i media non ci parlano della crisi eurodollar un po’ perché non sempre la capiscono bene, ma soprattutto perché hanno paura di ammettere che le banche centrali sono impotenti visto che non sono loro a creare il denaro, dato che hanno un peso minimo rispetto al mercato offshore Eurodollar.
Andando un po’ più sul tecnico, le banche centrali non sono realmente in grado di agire su questo problema perché ciò che possono fare è creare “riserve bancarie” da offrire alle banche commerciali per facilitare il loro lavoro di dare credito all’economia, ma se le banche commerciali hanno paura e non vogliono usare queste risorse aggiuntive per finanziare l’economia reale, le banche centrali sono quasi impotenti. Ed è proprio quello che è successo per i motivi che ho spiegato sopra.
Terminiamo questa analisi con una spiegazione del fenomeno dell’inflazione, problema molto sentito in questo periodo.
La causa dell’attuale inflazione
Sui media si parla genericamente di inflazione, ma tecnicamente esistono due forme di inflazione e del suo opposto chiamato deflazione.
La prima è quella provocata da un aumento del denaro in circolazione. Se cresce troppo il denaro rispetto alle dimensioni dell’economia, la gente ha tanti soldi in tasca ma sempre la stessa quantità di merci da comprare e quindi salgono i prezzi. È ciò che è accaduto negli anni 70 dello scorso secolo quando il mercato Eurodollar stava creando troppo denaro rispetto alle dimensioni dell’economia.
Attualmente non stiamo vivendo questo tipo di inflazione perché invece viene creato troppo poco denaro nel sistema monetario internazionale e più precisamente nel mercato Eurodollar, nonostante il tentativo delle Banche centrali di contrapporsi a questo fenomeno pericolosissimo.
La seconda forma di inflazione (o deflazione) è quella causata invece da uno shock o della domanda o dell’offerta o di tutti e due contemporaneamente. Dopo la Seconda Guerra mondiale la domanda di beni e servizi per la ricostruzione era gigantesca ma il sistema economico si stava riattivando e quindi c’era mancanza sia di lavoratori che di merci, per cui ci fu un periodo di forte inflazione.
Al contrario la partecipazione di Cina e India ai mercati internazionali negli ultimi decenni ha ridotto l’inflazione perché c’erano tanti nuovi lavoratori a disposizione. Anche internet, riducendo i costi aziendali e delle famiglie, ha avuto un effetto deflattivo.
La pandemia più la guerra in Ucraina ha causato questo secondo tipo di inflazione perché improvvisamente sono venuti a mancare prima i lavoratori chiusi in casa e poi le risorse energetiche e il cibo della Russia e in parte dell’Ucraina. La deglobalizzazione causata dalle tensioni tra USA e Cina sta peggiorando ulteriormente la situazione.
La mia proposta di soluzione
Una proposta che proviene dal mondo finanziario e in particolare da Jeff Snider, che è un grande esperto sul tema Eurodollar, è quella di riformare il mercato Eurodollar in modo da renderlo più trasparente e separare il ruolo di creazione del denaro da quella dell’intermediazione finanziaria. Bisogna anche trovare un modo di rendere palese tutto il mercato dei derivati che è più grande del PIL mondiale e ormai fuori controllo.
Ad essa aggiungo la mia proposta da economista ambientalista e che propugno da tempo anche nel mio libro recente Il Primo Follower. Si tratta di redistribuire ricchezza a livello mondiale grazie al reddito ambientale finanziato da una tassa sulle emissioni di gas serra e l’estrazione di materie prime vergini.
In questo modo i cittadini di tutto il mondo, compresi i paesi poveri ed emergenti, riceverebbero direttamente dollari da poter spendere e investire nelle loro economie nazionali supplendo almeno in parte alla perdita dei finanziamenti Eurodollar e creando maggiore fiducia in questi paesi da parte dei mercati internazionali.
Contemporaneamente ci sarebbe una corsa in tutto il mondo a ridurre i consumi di energia fossile, facendone calare il prezzo ed evitando che i paesi produttori di petrolio e gas drenino risorse da tutto il mondo come sta avvenendo adesso. In pratica gli investimenti nelle energie rinnovabili, nell’efficienza energetica e nell’economia circolare avrebbero un rendimento garantito perché permettono di ridurre la tassa ambientale e quindi attirerebbero finanziamenti a debito del mercato Eurodollar e sarebbero il nuovo motore, verde, dell’economia mondiale.