Perché l’ambiente non è ancora la priorità dell’umanità?

La ragione è che ci sono altre due priorità che i governanti dei paesi più potenti al mondo mettono prima dell’ambiente, quindi per vincere la sfida climatica noi attivisti ambientali dobbiamo prima vincere la cosiddetta “battaglia delle idee” e riuscire a cambiare questo ordine di priorità a livello mondiale. Una sfida chiaramente molto ardua, ma non impossibile.

Per riuscirci, il primo passo è capire la situazione geopolitica in cui ci muoviamo.

Ci può essere solo una priorità mondiale

Originariamente il termine priorità, nel suo significato di questione che ha precedenza su tutte le altre, non poteva essere declinato al plurale perché logicamente ci può essere un unico tema o obiettivo che viene prima di tutti gli altri.

Con il tempo è invalso invece l’uso di fare un elenco di priorità, ma comunque solo una di queste può effettivamente essere la più importante. Ce ne rendiamo pienamente conto quando osserviamo le scelte delle persone o dei governi in una situazione dove le diverse priorità entrano in netto conflitto: quale verrà considerata più importante e urgente? quale verrà sacrificata?

Purtroppo quasi sempre l’ambiente non esce vincitore, ma allora qual è la priorità dell’umanità?

L’economia non è al primo posto

Chiaramente l’umanità non è un corpo unico ma è la somma di tante comunità che per semplificare possiamo identificare con i circa 200 Stati riconosciuti. Ciascuno di essi sceglie una propria priorità che va poi ad influenzare, in base al proprio peso politico-economico-militare, la direzione generale in cui va il mondo.

Come italiani tendiamo a pensare che la priorità della maggior parte delle persone sia il benessere materiale e quello dei Governi garantire e favorire questo benessere in modo da essere rieletti e magari passare alla storia. Quindi come italiani scegliamo come priorità l’economia in modo da vivere tranquilli, provare piaceri ed evitare le sofferenze.

Ma non è affatto così dappertutto, soprattutto se analizziamo le priorità delle élite che controllano il potere negli Stati più importanti del Pianeta. Passiamole in rassegna in ordine di importanza.

Stati Uniti

Gli USA sono il paese egemone dallo scoppio della Prima Guerra mondiale in poi, quindi ormai da più di un secolo. Sono abituati a comandare e a prosperare economicamente ma tra le due priorità danno precedenza al potere, alla supremazia grazie all’influenza economica e alla forza delle armi, infatti spendono per la Difesa una cifra enormemente superiore a quella degli altri Stati. Non solo, adesso che è emerso un nuovo contendente per la supremazia assoluta, la Cina, sono disposti a sacrifici economici, come le guerre commerciali, pur di contenere e danneggiare l’avversario più temibile.

Per conservare questo potere sarebbero anche disposti al sacrificio ultimo, la vita dei propri cittadini, andando in guerra contro la Cina se necessario. Lo dimostra il fatto che nel corso della sua storia gli USA abbiano combattuto decine e decine di guerre, diverse delle quali negli ultimi 20 anni e sono ancora in corso.

La priorità degli Stati Uniti è quindi il potere internazionale, rimanere l’unica superpotenza. Ad ogni costo.

Cina

La Cina è uno stato autoritario di estrema destra, ma ancora ufficialmente comunista (che paradosso, vero?!), la cui élite al potere non è soggetta alle normali elezioni delle democrazie, ma deve mantenere comunque il consenso della popolazione, in particolare della classe media e alta, per continuare a governare.

La classe dirigente cinese ha stretto infatti un patto non scritto con i suoi cittadini: vi garantiamo crescente prosperità economica, vi permettiamo di viaggiare e di avere una vita edonistica come in Occidente, vi garantiamo inoltre sicurezza e prestigio internazionale, ma in cambio non avrete libertà politica e privacy, quindi in pratica dovete rinunciare ad alcuni diritti umani fondamentali.

Visto che l’alternativa era la miseria e la sudditanza verso l’Occidente e verso il Giappone, centinaia di milioni di cinesi hanno accettato volentieri il patto e quindi il governo cinese gode di forte supporto popolare, soprattutto nelle città.

La sua tumultuosa crescita economica ha portato però la Cina ad entrare in conflitto con gli USA, perché per continuare a crescere ha bisogno di espandere continuamente gli approvvigionamenti di materie prime e deve difendere questi canali di fornitura con le armi per non risultare troppo vulnerabile.

Questo non è accettabile per gli USA, che basano la loro egemonia proprio sul controllo militare dei commerci internazionali via nave e vedono quindi come fumo negli occhi sia una forza navale cinese che operi lontano dalle coste cinesi, sia la realizzazione della cosiddetta “Via della Seta”, cioè una rete di strade e ferrovie per collegare direttamente la Cina all’Europa senza passare dagli oceani nei quali gli USA sono ancora troppo forti.

La Cina sta andando in conflitto diretto con gli USA anche perché deve allargare i settori e i mercati nei quali può vendere i suoi prodotti e la sua tecnologia, ma così facendo le aziende cinesi sono diventate concorrenti dirette delle maggiori aziende USA. Huavei e TikTok sono solo gli esempi più recenti e visibili di questo scontro che non è più solo commerciale, ma anche militare e politico.

Come dicevo noi italiani ci concentriamo sopratutto sull’economia, ma alla classe dirigente cinese non interessa più solo quello, soprattutto da quando è salito al potere Xi Jinping. I successi economici degli ultimi decenni hanno dato ai governanti cinesi una certa tranquillità economica perché la Cina non è più un paese povero del terzo mondo che non riusciva a sfamare la sua popolazione. Adesso puntano molto più in grande, sentono il diritto e il dovere di riscattare la Cina per le umiliazioni subite per opera dell’Impero Britannico, del Giappone, degli USA e dell’Occidente in genere.

La Cina punta a tornare ad essere lo Stato più importante del pianeta come fu obiettivamente per molti secoli l’Impero Celeste fino a circa tutto il XVIII secolo.

A questo scopo investono cifre crescenti per dotare le loro forze armate delle armi più avanzate e agiscono in maniera aggressiva su tantissimi fronti per espandere il loro potere a livello globale.

La priorità del regime cinese è quindi conservare ed espandere il proprio potere, con tutti i mezzi necessari, anche la guerra.

Federazione Russa

Putin domina la Russia da vent’anni ma non può vantare i successi economici della Cina, quindi punta soprattutto ad usare le sue risorse energetiche (vedi il mio precedente articoloGuerra e crisi climatica in Caoslandia) e la potenza militare per allargare il potere della Russia e riportarla al suo ruolo di primo piano che ha avuto per secoli.

Di nuovo il potere e la capacità di influenza vengono prima dell’economia o di qualunque altra priorità, infatti Putin è stato disposto a subire pesanti sanzioni economiche pur di riconquistare la Crimea, regione cruciale per la difesa e l’offesa militare nel Mediterraneo.

Unione Europea

Purtroppo l’Unione Europea non ha neppure lontanamente l’unione e la coesione degli Stati Uniti e ciascuno dei suoi membri ha ambizioni e priorità diverse e spesso anche in conflitto. Questo la indebolisce molto e noi ambientalisti dobbiamo invece puntare a rafforzarla in modo da diventare per il mondo la vera superpotenza a cui guardare per una guida nei decenni a venire.

La Germania punta molto sulla leadership attraverso l’economia, anche se più di recente è diventata più disinvolta a livello militare e sta trasformando le sue forze armate per essere pronta ad un ruolo più attivo in campo internazionale. Inoltre ha un’industria militare che esporta armi di altissimo livello in tutto il mondo.

La Francia è disposta a molto per difendere i suoi interessi politico-militari-economici, prova ne è l’azione contro Geddhafi, che di fatto è stata una guerra avviata dalla Francia contro la Libia.

La Gran Bretagna è uscita dall’Unione Europea anche per essere più libera di agire per perseguire l’obiettivo di ritornare una potenza autonoma con obiettivi economico-militari indipendenti da quelli degli altri paesi europei.

Giappone

Perfino il Giappone che, dopo la disfatta della Seconda Guerra Mondiale si era concentrata solo sull’economia, sta reagendo ad un mondo sempre più bellicoso investendo somme enormi sulle forze armate soprattutto per fronteggiare la Cina ma anche la Nord Corea e rendersi più indipendente dagli USA. In pratica hanno sentito i venti di guerra che spirano in Asia e vogliono farsi trovare preparati.

I paesi emergenti

Alle principali potenze mondiali se ne aggiungono molte altre importanti come Iran, Turchia e Arabia Saudita che stanno puntando sempre più sull’accrescimento del potere politico e militare piuttosto che l’aumento del benessere economico a vantaggio dei loro cittadini. Tutti e tre infatti sono coinvolti direttamente in guerre aperte nonostante le loro economie siano in grave crisi o addirittura sull’orlo della catastrofe.

Anche l’India, sconvolta dal Covid e sempre in conflitto con Pakistan e più di recente anche con la Cina, sta dimostrando di cambiare le sue priorità e non mettere al centro solo la crescita economica. Il Presidente Modi ha avviato, per calcolo politico, una svolta nazionalista indù che sta esacerbando i rapporti tra la comunità indù maggioritaria e quella musulmana minoritaria. Tutto ciò ha reso la violenza di Stato uno degli strumenti accettabili per perseguire i propri fini, ma questo è un fatto gravissimo perché apre la strada anche alle guerre aperte con i paesi vicini.

Quando la guerra diventa un’opzione accettabile …

… la guerra tende a materializzarsi.

La guerra aperta tra grandi potenze mondiali sembrava uno scenario improbabile fino a pochi anni fa e la gente aborriva l’idea perfino di prenderla in considerazione come opzioni percorribile, ma quando:

  • le guerre locali si moltiplicano (Siria, Yemen, Libia, Afghanistan, Armenia, Nigeria, Mali ecc.),
  • la Turchia schiera le navi militari contro la Grecia, suo “alleato” nella Nato
  • la Cina ha promesso di riprendersi Taiwan prima del 2049 (centenario della Repubblica Comunista), ma Taiwan è difesa dagli USA
  • muoiono tanti soldati al confine tra India e Cina e
  • decine di Stati si fanno la guerra a distanza in Libia

allora una guerra di vaste proporzioni come quelle che abbiamo studiato sui libri di storia diventa una possibilità purtroppo molto reale.

Conclusione

Alla meglio l’ambiente e la crisi climatica sono attualmente al quarto posto dopo il potere politico-militare, la pandemia e l’economia nella scala di priorità degli Stati più importanti del pianeta, per cui come movimento ambientalista dobbiamo riflettere bene su come contrastare questa deriva militare per riuscire poi a mettere al centro dell’attenzione l’ambiente. Quando i paesi sono in guerra difficilmente pensano alle emissioni di gas serra.

Come scrivevo all’inizio, l’unica strada che intravedo è puntare sulla battaglia delle idee per mettere in guardia sul pericolo di vedere la guerra come una soluzione dei problemi e l’Italia può puntare, soprattutto attraverso l’Europa, a diventare il soggetto che aiuta le grandi potenze militari a ragionare puntando alla demilitarizzazione. In questo senso il singolo può lavorare seguendo i principi di azione che ho spiegato in questo articolo.

Tra l’altro le risorse risparmiate riducendo le spese militari sarebbero utilissime per destinarle alla riconversione energetica e alla rigenerazione ambientale.

Mi fa paura pensare che l’ultima volta in cui l’umanità ha subito una grande pandemia come quella che stiamo vivendo adesso sia stata proprio durante la Prima Guerra Mondiale!

Questo articolo ha 2 commenti.

  1. Armine

    Grazie per le analisi molto profonde. E’ una strada lunga e dura quella di spingere le priorita’ climatiche al primo posto. Secondo me quella piu’ realistica e a livello orizzontale spingere piu’ possibile l’espansione delle risoirse energetiche alternative, perche’ a livello mondiale al primo posto rimane sempre petrolio e gas che nutrono i paesi agressori e vanno usati come “armi economiche” per fare i paesi Europei come l’Italia a tacere e avere paura di criticare apertamente i paesi che iniziano guerre.

  2. Angelo

    Ho letto con interesse quanto espresso, e lo trovo condivisibile. Non sono d’accordo pero sul fatto che i vari stati menzionati abbiano la ” priorità del potere” : Il potere oggigiorno viene manifestato attraverso il condizionamento economico, quindi la priorità di tutti (intendo tutti gli stati) é quella di crescere economicamente in modo da imporre la propria egemonia. Infatti tutti parlano di “crescita” intendendo l’aumento dei consumi, l’aumento delle produzioni.
    Credo che si dovrebbe cambiare termine, utilizzare “miglioramento” che implica il ripensamento su tutto quello che abbiamo fatto fino ad ora per renderlo più efficiente e usufruibile.
    Credo per esempio che sia necessario “migliorare” e non aumentare (crescere) il sistema agricolo per dare da mangiare alle popolazioni, credo che si debba “migliorare” e non crescere il sistema di mobilità per dare modo di inquinare meno e cosi via.

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