Come coinvolgere nuovi volontari per la tua associazione

La stragrande maggioranza delle associazioni di volontariato incontra grosse difficoltà anche solo a sostituire i membri che smettono.

Questo problema molto serio limita moltissimo il potenziale di tantissime associazioni di grande valore e la buona notizia è che esiste un metodo per risolverlo.

La mia esperienza positiva

Dopo aver fatto parte a vario titolo di numerose associazioni e organizzazioni in settori diversi, nel 2018 sono diventato attivista per Legambiente in Alto Adige e ho notato la difficoltà di trovare persone disposte ad impegnarsi come volontari. Ho iniziato a studiarlo scientificamente arrivando ad una serie di conclusioni. Nel frattempo mi sono trasferito a Bologna e ho subito messo in pratica le mie idee contribuendo a far aumentare esponenzialmente il numero di volontari attivi nel nostro circolo di Bologna.

Ho usato lo stesso approccio anche per formare due diverse squadre di volontari per creare due start up nel campo della mobilità ecologica, una nel 2019 e la seconda nel 2020. Tutti noi nella squadra abbiamo lavorato a lungo nelle start up senza alcun ritorno economico quindi ho capito che si trattava di soluzioni applicabili in maniera trasversale, non solo alle associazioni di volontariato.

Ecco perché devi sempre cercare nuovi volontari

Tutte le organizzazioni soffrono il cosiddetto turnover, cioè la perdita dei propri membri e la necessità di sostituirli. A differenza delle aziende e dei partiti politici che offrono l’opportunità di una carriera e/o un reddito, le associazioni di volontariato hanno un problema specifico che le caratterizza: arrivati ad una certa età, di solito tra i 30 e i 40 anni, la maggior parte dei volontari abbandona l’attività operativa. Molti smettono addirittura con la fine del periodo universitario.

Due le ragioni principali di questo fenomeno caratteristico del volontariato:

  • a quell’età i volontari mettono su famiglia e quindi non hanno più molto tempo da dedicare all’associazione o si dedicano a nuove attività di volontariato collegate alla famiglia, ad esempio in una squadra sportiva dove sono iscritti i figli
  • è anche il periodo in cui le persone fanno carriera o cambiano lavoro e città e più in generale scelgono o hanno la necessità di dare priorità assoluta al lavoro

Quando smettono, i volontari di solito interrompono per almeno 10 anni e a volte per oltre 20 anni, perché ad esempio quando i figli diventano più grandi e sono più indipendenti può scattare l’esigenza di occuparsi maggiormente dei genitori divenuti più anziani.

Verso i 60 anni oppure al momento di andare in pensione molte persone che sono state volontarie tornano nelle associazioni e possono essere anche disponibili ad assumersi incarichi molto gravosi, soprattutto se non hanno l’impegno di occuparsi dei nipotini. Il mio consiglio è quindi di pensare azioni specifiche di reclutamento dedicate a questa fascia di età e non puntare solo ai giovani.

Se un’organizzazione non coinvolge e forma costantemente nuovi giovani per affiancare quelli più esperti, il rischio che si corre è che improvvisamente un’associazione perda tutta la fascia di età sotto i 40 anni e non sia più in grado di attirarli perché

I giovani portano altri giovani

Una regola generale è che “I simili attirano altri simili” per cui è estremamente difficile per persone adulte o anziane riuscire a coinvolgere persone giovani, sostanzialmente per due ragioni:

  1. I giovani vogliono passare il tempo soprattutto con altri giovani
  2. Le persone adulte o anziane hanno meno contatti con persone giovani da poter coinvolgere, mentre uno studente ha potenzialmente accesso a centinaia o addirittura migliaia di studenti coetanei.

Per questa ragione spesso i dirigenti adulti delle associazioni devono prima di tutto coinvolgere i loro figli per poter avere dopo la possibilità che siano questi a portare altri volontari della stessa età, ma comunque è una strategia difficile. La strada maestra è mantenere una catena continua di volontari giovani che ne coinvolgono altri più giovani così da avere il ricambio generazionale.

Ripartire da zero è molto difficile.

Di qui la necessità per qualunque organizzazione di definire come priorità assoluta la ricerca di nuovi volontari e creare un gruppo di lavoro specifico e un responsabile del programma di azioni mirate a questo scopo.

L’approccio “diretto” per avere nuovi volontari

L’approccio più scontato, ma molto difficile nella pratica, per coinvolgere nuovi volontari è quello di avere volontari che attivamente si impegnino a coinvolgere amici e conoscenti per portarli a diventare volontari.

Porta grandi risultati ma richiede la presenza di volontari che abbiano un certo tipo di personalità e spiccate competenze sociali, perché altrimenti può risultare controproducente. Basti pensare agli esempi negativi di gruppi che appaiono estremisti e che, nonostante facciano tanto proselitismo, ottengono di solito il risultato opposto perché agiscono in maniera sbagliata o troppo pressante.

Le caratteristische dei bravi “reclutatori”

Nel mio circolo di Legambiente abbiamo la fortuna di avere diverse persone con le caratteristiche necessarie per essere efficaci nel coinvolgere attivamente altri volontari andando a convincerli uno ad uno.

Possono sembrare talenti naturali e in parte lo sono, perché ad esempio aiuta essere estroversi, ma io stesso sono la prova che essere estroversi non sia sufficiente se mancano le competenze sociali. Ho dovuto lavorare molto su me stesso per migliorare, ad esempio imparando ad ascoltare di più e con molta più attenzione oppure chiedendo feedback “completi” non edulcorati sui miei difetti a persone vicino a me.

Mi sono reso conto così che ero logorroico o che non sapevo leggere bene certe situazioni sociali per capire il momento giusto quando tacere oppure invece dire la frase appropriata. Il rischio però di questo lavoro di crescita personale è che troppe persone vadano da un eccesso all’altro: da che erano incompetenti ma almeno spontanei e sinceri, diventino tecnicamente capaci ma “costruiti” e sospetti.

L’essere umano è molto bravo infatti a riconoscere chi cerca di manipolarlo o sembra avere doppi fini e per questo è così difficile trovare o formare grandi “reclutatori”, sono preziosissimi.

Riassumendo c’è bisogno di persone con queste caratteristiche:

  1. sia uomini che donne: hanno accesso a reti di relazioni personali diverse e hanno caratteristiche diverse per cui, a seconda dei casi può essere più facile coinvolgere una persona dello stesso sesso o dell’altro, per le ragioni che vedremo nel prossimo paragrafo
  2. spiccate competenze di comunicazione
  3. empatia
  4. credibilità basata sulla coerenza e sulla sincera adesione alla “causa” per la quale si cercano nuovi volontari
  5. spirito di iniziativa

Cosa motiva le persone a diventare volontari

La svolta per me è stata riflettere anche sulle ragioni per cui una persona decide di diventare volontario. Le persone non sono sempre consapevoli delle loro stesse motivazioni ma chi ha la responsabilità di un’associazione deve porsi la domanda contenuta nel titolo.

Queste sono le principali che ho individuato:

  • contribuire ad una causa in cui credono molto
  • stringere nuove amicizie
  • svolgere attività attraenti/viaggiare
  • divertirsi
  • trovare una ragazza/ragazzo
  • sviluppare competenze professionali
  • sviluppare contatti professionali
  • conoscere da vicino personaggi che hanno visto in tv o sui social media e magari imparare da loro

Non c’è niente di male che a motivare una persona non ci sia solo il desiderio di contribuire ad una causa e sarebbe sbagliato per un’organizzazione non tenerne conto quando struttura le proprie attività. Se ad esempio la causa è virtuosa ma l’aria che si respira nell’associazione è pesante e le persone non si divertono mai, vengono criticate e non possono fare amicizie tra loro coetanei, è naturale che anche persone che credono nella causa non vogliano dedicare il loro tempo all’associazione o perdano presto il loro entusiasmo iniziale.

L’importante è selezionare come propri volontari persone genuine e generose che mettono gli interessi della comunità e dell’associazione al di sopra dei propri interessi e ambizioni personali.

Passiamo adesso al secondo approccio di base per la ricerca di nuovi volontari

L’approccio “indiretto”

La maggior parte delle associazioni non punta con decisione sulla formazione di persone capaci di coinvolgere uno ad uno nuovi volontari e invece preferisce un approccio più indiretto che però può essere comunque molto efficace.

Questa strategia si basa soprattutto sull’organizzazione di eventi e sulla visibilità mediatica. Ad esempio Legambiente è molto attiva con la sua produzione scientifica di ricerche e studi a tema ambientale e ha guadagnato negli anni molta credibilità e autorevolezza, così ad ogni pubblicazione di un nuovo studio l’eco mediatica è notevole e le persone sono attratte dall’idea di contribuire ad un’associazione così impegnata e utile per cui poi si informa sul circolo più vicino.

A settembre di ogni anno Legambiente organizza anche Puliamo il Mondo, che nel 2020 ha coinvolto ben 300 mila volontari impegnati per una giornata a ripulire le città e la natura dai rifiuti. È un’occasione perfetta per i volontari di coinvolgere amici e parenti a cui si aggiungono tante altre persone che vengono a sapere dai media dell’evento e decidono di partecipare spontaneamente. Passare una giornata all’aria aperta insieme a persone che condividono gli stessi valori, vedere a fine giornata il risultato del proprio lavoro e sapere di far parte di un movimento più grande che rimuove tonnellate di rifiuti dall’ambiente è un’esperienza molto coinvolgente che in maniera naturale porta tanti a diventare volontari.

Cosa fa scappare i volontari

Le associazioni perdono volontari non solo perché questi non hanno più tempo da dedicare ma anche perché queste organizzazioni commettono errori che fanno allontanare a volte proprio i volontari più impegnati ed efficaci. La lista di questi errori potrebbe essere lunga e ti invito ad aggiungere altre ragioni nei commenti se non le trovi nella lista seguente:

  • Troppe riunioni e in cui si parla e si parla senza ottenere risultati
  • Liti, gelosie e rivalità simili a quelle che si possono trovare sul posto di lavoro ad esempio
  • Sovraccarico di lavoro per poche persone anziché dividere i compiti
  • Troppi obiettivi o troppe battaglie per un numero insufficiente di volontari
  • Errori delle sedi centrali nel non apprezzare le proposte della base
  • Mancanza di delega efficace da parte delle persone in posizioni di responsabilità
  • Mancanza di allineamento tra le capacità del singolo e il ruolo svolto nell’organizzazione per cui si lavora male
  • In generale la disorganizzazione, obiettivi non chiari, poca azione, mancanza di comunicazione
  • Dover svolgere troppo spesso compiti noiosi o che replicano quello che si fa già nello studio/lavoro mentre il volontario vorrebbe fare qualcosa di diverso per compensare e variare la sua giornata

Credo che anche per vincere la sfida climatica sia essenziale compiere un salto di qualità nelle associazioni di volontariato ambientalista per cui con questo articolo, oltre a dare dei suggerimenti sintetici, vorrei aprire la discussione in modo che insieme possiamo condividere ciò che abbiamo imparato su come far crescere le nostre organizzazioni. È importante infatti non farsi concorrenza tra associazioni ambientaliste e invece fare rete per avere più peso politico e apparire più uniti.

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