L’ultima crisi finanziaria dell’umanità

L’economia non è così complicata come ci fanno credere, semplicemente non viene spiegata in maniera chiara.

In questo articolo faccio ricorso alla mia formazione da economista per dimostrare che anche dal punto di vista economico conviene procedere subito ad un profondo cambio di paradigma, una Rivoluzione Ambientale appunto. Se non si compierà questa scelta, assisteremo all’ultima e più grande crisi finanziaria dell’umanità, con effetti devastanti per non controllati.

Vi invito ad usare queste argomentazioni quando parlate con persone che pensano solo in termini economici e non hanno attenzione per la nostra causa ambientalista dal punto di vista morale, etico e naturalistico.

Fattori che determinano la crescita economica

L’economia mondiale è cresciuta in maniera esponenziale negli ultimi 250 anni grazie a questi fattori principali:

  • innovazione tecnologica e scientifica che ci permette di avere macchine che moltiplicano le nostre capacità, avere più energia a disposizione, migliori sistemi di comunicazione e di trasporto, migliori cure sanitarie, maggiore produzione agricola ecc.
  • innovazione organizzativa, finanziaria, politica e giuridica che rende le società più efficienti, sicure, stabili, pacifiche, istruite e capaci di creare debito dal nulla per accelerare gli investimenti.
  • aumento della popolazione grazie all’innovazione.
  • utilizzo delle fonti di energia fossile.
  • consumo del capitale naturale: terreni, oceani, foreste, miniere, biodiversità ecc.

L’ultimo fattore è quello storicamente meno discusso nel dibattito politico, ma se guardiamo alla storia, l’espansione economica è stata sempre accompagnata da:

I) un’espansione delle zone cementificate e asfaltate,

II) taglio di foreste e consumo di paludi per fare posto all’agricoltura,

III) estinzione di specie marine a causa di una pesca eccessiva, superiore alla capacità di riproduzione delle specie,

IV) la trasformazione di enormi aree geografiche in miniere, pozzi di petrolio ecc.

V) aumento dei rifiuti e delle sostanze chimiche disperse nell’ambiente.

La fine della crescita economica

Questo processo di consumo della Natura ha una fine inevitabile a causa dei limiti fisici delle foreste, dei terreni, degli oceani, dell’atmosfera.

Una persona potrebbe pensare allora: “viene a mancare uno dei 5 fattori di crescita ma ne rimangono altri 4 per sostenerla, anche se magari sarà più lenta”.

Non funziona così, perché i rifiuti che abbiamo immesso ad esempio nell’atmosfera sono diventati così tanti da provocare il riscaldamento globale che riduce la crescita economica perché ad esempio:

a) provoca disastri naturali che uccidono persone, distruggono capitale infrastrutturale e impediscono per giorni o mesi l’attività economica

b) riduce l’area del mondo temperata in cui è più facile vivere e lavorare, perché fa più caldo sempre più spesso e più a lungo

c) provoca desertificazione

d) aumenta i costi per climatizzare gli edifici

Per contenere questi danni bisognerà quindi ridurre l’utilizzo di energia fossile in futuro, perfino Putin lo sa. Altrimenti rischiamo di vivere scenari apocalittici con 5-6 gradi in più nella seconda metà del secolo. Già negli anni 20 del nostro secolo verrà quindi a mancare il quarto fattore di crescita, che era appunto la disponibilità di energia fossile a basso costo e molto “comoda” da usare ad esempio per i trasporti.

Da cinque fattori di crescita passeremo così ai primi tre con impatto positivo e due che invece creano recessione.

Passiamo adesso al terzo fattore, cioè la crescita della popolazione. Essa sta continuando nonostante la pandemia Covid, ma sempre più lentamente e si sta riducendo la parte di pianeta abitabile per l’uomo a causa delle temperature troppo alte. L’emigrazione di massa che ne consegue potrebbe portare a nuovi conflitti, carestie e malattie che rallenteranno ulteriormente la crescita della popolazione.

Inoltre aumenta l’età media dell’umanità per cui ci sono sempre più anziani in pensione che non possono più contribuire alla crescita economica.

La mia previsione è che già prima del 2040 la crescita della popolazione o si fermerà del tutto, oppure sarà controproducente a livello economico perché contraddistinta da un aumento più che proporzionale di anziani.

Rimarranno quindi solo due fattori positivi e tre negativi.

Il picco del debito mondiale

Con la pandemia, che mentre scrivo non è ancora terminata e ci ha portato la novità recente della variante Omicron, tutto il mondo ha aumentato enormemente il debito pubblico per evitare una recessione devastante. Questo sta portando però ai limiti della capacità dell’umanità di creare dal nulla altro debito attraverso le banche centrali, pena lo scoppio di una bolla finanziaria maggiore di quella del 2008-2009.

È prevedibile che l’economia globale dovrà presto andare incontro ad una fase nella quale i Governi favoriscono l’aumento dell’inflazione così da ridurre il peso reale del debito pubblico. Funziona così: se come Governo riesci a pagare solo il 2% di interesse sul debito ma l’inflazione è al 5%, di fatto stai riducendo il debito reale e il bilancio dello Stato è meno in deficit. L’inflazione, che colpisce soprattutto i lavoratori e i piccoli risparmiatori e quindi provoca disuguaglianza sociale, potrebbe però non bastare e i Governi potrebbero essere costretti ad avviare una politica di austerità, cioè aumentare le tasse o ridurre il Welfare per riportare in pareggio i bilanci.

Per queste ragioni prevedo che anche il secondo fattore di crescita verrà probabilmente a mancare prima del 2025.

Rimane così solo l’innovazione scientifica e tecnologica come fattore di crescita mentre tutti gli altri quattro creano recessione. L’innovazione ha bisogno però di grandi investimenti, che potrebbero scarseggiare se è in atto un processo di austerità, quindi anch’essa potrebbe rallentare e sembra difficile che possa compensare gli altri quattro fattori divenuti recessivi, cioè che riducono la produzione economica globale.

Tutta l’economia mondiale finisce così in recessione, ma essa non ferma il riscaldamento globale quindi si continua ad avere ingenti costi ambientali.

Aggiungiamo che di solito le recessioni facevano crollare il prezzo di petrolio e gas, per cui si riducevano i costi energetici e questo favoriva una ripartenza dell’economia. Ma se abbiamo detto che continuiamo a ridurre l’uso di combustibili fossili, anche questo vantaggio si riduce o sparisce.

E la popolazione continua ad invecchiare.

A quel punto la crescita economica sarà terminata definitivamente e chi presta denaro non ha più interesse a farlo e vuole indietro i soldi, per cui scatta una crisi finanziaria che accelera la crisi economica e la trasforma in una depressione economica che però non ferma la crisi climatica che continua a peggiorare in un circolo vizioso di crisi naturale, economica e sociale.

Quello descritto sopra è lo scenario logico che ci aspetta in futuro se non scegliamo oggi di riorganizzare completamente l’economia per favorire la rapida soluzione della crisi climatica e ambientale attraverso una fase che a livello economico sia di stagnazione, ma che porti ad una pulizia del “debito ambientale” che abbiamo accumulato inquinando l’atmosfera, gli oceani e i continenti. Mentre possiamo non pagare il debito finanziario che è immateriale, il debito ambientale non ci dà scampo, ci chiede la nostra stessa salute e vita come risarcimento.

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