La crisi immobiliare cinese è una buona notizia per il pianeta

In questi giorni si stanno moltiplicando gli articoli e le analisi sulla crisi finanziaria di Evergrande, una delle più grandi aziende della Cina, per il timore che il mancato pagamento del suo enorme debito di 300 miliardi di dollari possa provocare una grave crisi finanziaria a livello globale con conseguenze imprevedibili.

Per i cinesi si tratta certamente di una cattiva notizia, perché migliaia di persone hanno perso molti risparmi e/o il proprio posto di lavoro in quella che ha i contorni della truffa finanziaria da parte della dirigenza aziendale.

Per il resto del mondo si tratta invece di una buona notizia per due ragioni principali:

1. Fermare la bolla immobiliare globale

La bolla immobiliare cinese aveva raggiunto livelli assurdi e quindi enormi quantità di materie prime, lavoro e denaro venivano sprecate nella costruzione di edifici per i quali non c’era effettiva domanda da parte degli abitanti (nella foto una serie di palazzi cinesi in fase di abbattimento perché rimasti incompleti e non più necessari).

È interesse di tutti invece che anche la Cina impegni le sue energie e risorse nel perseguire un modello di sviluppo economico che richieda molta meno energia e molte meno materie prime invece di puntare sul settore immobiliare ed infrastrutturale che uno di quelli a maggiore impatto ambientale.

La speranza è che lo scoppio della bolla immobiliare cinese spaventi le istituzioni finanziarie impegnate nel credito agli operatori del settore edile a livello mondiale riducendo così la costruzione di nuovi edifici e il consumo di suolo, favorendo invece la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare esistente.

La storia economica ci insegna infatti che ogni paese che ha visto una lunga e rapida crescita economica tende alla fine ad avere una bolla immobiliare che ne ferma la corsa e i prezzi delle case non raggiungono mai più quei valori assurdi. In Italia e Spagna il picco è avvenuto intorno al 2007-2008, in Giappone addirittura nei primi anni ’90, in Germania e Regno Unito non è ancora avvenuto lo scoppio definitivo della bolla immobiliare anche perché la popolazione continua a crescere o è stabile a differenza della Cina dove la popolazione invecchia molto rapidamente, le nascite sono poche e l’immigrazione è limitata.

Negli Stati Uniti c’è stato un picco in singole città come New York o San Francisco, ma non sappiamo ancora se sarà definitivo visto che il paese vede una forte crescita economica e demografica e ci sono molte città come Austin in Texas che sono nel mezzo di una corsa folle dei prezzi delle case. Altre bolle immobiliari stanno crescendo in paesi come la Polonia o singole città della Russia e dell’India giusto per citare alcuni esempi.

2. Fermare la dannosa crescita economica cinese

Praticamente tutto il mondo ha l’interesse strategico e ambientale che la crescita economica della Cina rallenti.

Partiamo dal livello strategico: la Cina sta sfruttando la sua rapida crescita economica per armarsi pesantemente e la sua maggiore aggressività ha innescato una fortissima corsa alle armi e il rischio di un conflitto sanguinoso che potrebbe essere scatenato ad esempio dal tentativo di riconquistare Taiwan.

Nel bel mezzo di una crisi climatica e ambientale catastrofica è folle destinare così tante risorse alle armi e rischiare di scatenare una guerra tra le maggiori potenze del pianeta, per cui un rallentamento della crescita economica cinese o una sua decrescita dovrebbe ridimensionare anche le ambizioni cinesi di supremazia militare.

Venuta meno la crescita economica dovuta agli investimenti infrastrutturali, sarebbe logico per il Governo cinese puntare ancora di più sulle tecnologie verdi di efficienza energetica, energie rinnovabili e mobilità elettrica che già oggi sono un settore in grande sviluppo e una delle eccellenze cinesi. Molto meglio che le grandi potenze mondiali si facciano la concorrenza sulle auto elettriche, le pompe di calore e i panelli fotovoltaici che non sui missili balistici e le navi da guerra.

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