L’impatto ambientale dei supermercati

Vicino casa mia ha aperto un grandissimo supermercato in un punto chiave della circolazione delle auto poco fuori il centro storico di Bologna. Offre prezzi molto interessanti e una varietà di prodotti molto più ampia dei normali supermercati e dei negozi di alimentari di circondario.

Io riesco a raggiungerlo facilmente a piedi, ma il suo obiettivo non è servire il quartiere, è attirare gli automobilisti perché possono parcheggiare comodamente al piano interrato, prendere l’ascensore e riempire un grande carrello di cibo per l’intera settimana con prodotti industriali, cibi pronti, surgelati. Tutte merci con un costo ambientale enorme.

Cattedrali nel deserto

Nonostante una grande operazione pubblicitaria per lanciare questo ipermercato, a mesi dall’apertura non riesce ad avere successo probabilmente.

La ragione più probabile è che in un raggio di un km ci sono altre decine di supermercati e negozi di alimentari per cui questa grande struttura rimane fortemente sottoutilizzata. Questo aumenta il costo ambientale del supermercato perché gli enormi frigoriferi e le luci rimangono accese per servire pochi clienti.

Cibo sprecato?

Il vantaggio di una struttura di queste dimensioni è di poter offrire più varietà e prezzi bassi, ma è un’arma a doppio taglio, perché devono anche mantenere disponibili tutti questi prodotti e se i clienti sono pochi quanto cibo viene buttato perché ha superato il tempo in cui può essere esposto?

Già le famiglie sprecano 2 milioni di tonnellate all’anno di cibo, se ci aggiungiamo lo spreco nella filiera produttiva e nei supermercati si tratta di un costo ambientale (e sociale) enorme.

Strapotere verso i contadini

La grande distribuzione esercita anche un potere monopolistico costringendo i produttori agricoli a vendere ad un prezzo che non consente spesso una vita dignitosa ai contadini e li costringe a sfruttare i lavoratori braccianti.

Dal punto di vista ambientale c’è poi il problema che per vendere ai supermercati i contadini devono produrre varietà molto più standardizzate di cibo che spesso sono collegate a produzioni industriali con ampio ricorso a pesticidi.

Abuso di plastica

Un giorno che ero di ritorno da un viaggio e avevo il frigo vuoto sono andato in questo supermercato a comprare i cibi deperibili senza aspettare il mercato dei contadini e quando ho svuotato le mie buste della spesa, in tessuto, non usa e getta, mi sono reso conto però che tutta la frutta e la verdura era obbligatoriamente nella plastica. Non puoi comprare senza avvolgere nella plastica.

Traffico indotto

Come succede con i centri commerciali, questo nuovo supermercato di fatto crea anche ulteriore traffico e congestione su strade già continuamente bloccate perché induce le persone a muoversi tutto il giorno solo con l’auto: porti i figli a scuola in auto, poi vai al lavoro in auto, poi vai a fare la spesa in auto.

L’alternativa sarebbe muoversi con un mix di mezzi di trasporto adatti alle distanze da percorrere e al tipo di spostamento che hai in mente: i bambini vanno a piedi a scuola, in bici o in treno al lavoro, l’auto in car sharing per eventi serali o una gita nel finesettimana.

Una rivoluzione ambientale passa anche attraverso una riconsiderazione del modo di distribuire cibo e merci alle persone.

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