Dall’Antropocene all’Età del limite

Circa 12 mila anni fa terminava l’ultima era glaciale e iniziava l’Olocene, un periodo in cui il clima è diventato non solo più caldo, ma anche molto stabile e ciò ha favorito la nascita della civiltà agricola e delle città.

La stabilità e la prevedibilità del clima sono cruciali altrimenti gli agricoltori non possono scegliere quali coltivazioni sono più adatte alle condizioni ambientali. I contadini devono avere anche la tranquillità che gli anni di raccolto scarso siano rari e distanziati tra loro. Altrimenti si soffre la fame.

Lo sviluppo industriale e l’utilizzo massiccio dei combustibili fossili, dei metalli e delle infrastrutture in cemento ci ha portato come sappiamo a modificare il clima e a trasformare e in parte distruggere il pianeta. Il risultato è che gli scienziati affermano che siamo usciti dall’Olocene ed entrati nell’Antropocene, l’età dell’uomo.

Il collasso

Nell’immagine che accompagna questo articolo possiamo vedere che il gigantesco sviluppo economico e demografico dell’umanità in particolare negli ultimi 200 anni sta danneggiando i sistemi vitali della biosfera, cioè della parte “viva” del pianeta”. In pratica stiamo compromettendo la capacità della Natura di sostenere la popolazione umana attuale e quindi il rischio concreto è che malattie, fame e catastrofi naturali possano uccidere miliardi di esseri umani già nel corso di questo secolo, facendo crollare di fatto buona parte della civiltà umana. Il cosiddetto collasso.

Due rischi esistenziali per la vita

Esistono poi due rischi esistenziali per tutta la vita sul pianeta di cui si parla poco perché sono visti come rischi remoti o lontani nel tempo.

Il primo è l’olocausto nucleare che può avere due cause:

  1. Guerra nucleare globale o incidenti ai depositi di armi nucleari
  2. Perdita di controllo a catena delle centrali nucleari che vanno a disperdere nell’ambiente materiali radioattivi

La guerra nucleare globale è un rischio che sembrava molto diminuito con la fine della Guerra Fredda tra Stati Uniti ed Unione Sovietica, ma esso sta riaumentando a causa delle tensioni tra diverse potenze nucleari: USA, Cina, Nord Corea, Iran, Russia, India, Pakistan.

Molto meno conosciuto è il rischio di perdere il controllo su una serie di centrali nucleari finendo per contaminare aree sempre più vaste del pianeta. Lo scenario che si ipotizza è che guerre, carestie, siccità o altre crisi locali portino al crollo di uno stato nel quale ci sono centrali nucleari. A quel punto non c’è più nessuna organizzazione a gestire le centrali e a fare la manutenzione così avviene il rilascio incontrollato di elementi radioattivi nell’ambiente contaminando e rendendo inabitabili aree sempre più vaste del pianeta e provocando un effetto domino che finisce per mandare fuori servizio centinaia di centrali nucleari in tutto il mondo così che la Terra diventa inabitabile e senza vita.

Il secondo rischio esistenziale è il cosiddetto “runaway climate change”, cioè un cambiamento climatico che accelera esponenzialmente senza fermarsi perché il riscaldamento della temperatura già in corso provoca altri fenomeni che portano all’accumulo di calore nell’atmosfera. Ad esempio l’aumento della temperatura fa sciogliere i ghiacci del polo nord ma con meno ghiacci la Terra diventa più scura e quindi assorbe più energia dal sole e questo ulteriore riscaldamento fa morire la foresta amazzonica che rilascia ulteriore gas serra che fanno accumulare il calore sempre più velocemente fino a trasformare la Terra in qualcosa di sempre più simile a Venere dove la temperatura media è di oltre 400 gradi.

Scegliamo di passare all’Età del Limite

Dato che l’Antropocene si sta rivelando autodistruttivo per l’umanità, l’unica scelta ragionevole è di accettare i limiti della Biosfera e riorganizzare la civiltà umana per rientrare nei suoi limiti sfruttando le innovazioni tecnologiche e sociali che abbiamo sviluppato grazie agli ultimi secoli di sviluppo industriale:

Sappiamo come controllare la crescita demografica attraverso l’uguaglianza delle donne e la contraccezione.
Sappiamo come produrre energia pulita grazie a sole e vento.
Sappiamo come costruire per consumare poca energia migliorando involucri e impianti degli edifici.
Sappiamo riciclare rifiuti e acqua per minimizzare la dispersione di risorse preziose.
Possiamo ridurre drasticamente il nostro fabbisogno di trasporti internazionali grazie all’uso delle risorse locali e dei mezzi di comunicazione.
Abbiamo già costruito moltissime infrastrutture quindi possiamo consumare molto meno cemento e acciaio.
Stiamo imparando a mangiare sano con meno carne bovina.

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